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3 date - 3 Laboratori
  

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Alessandro Comandini

Andrea Bernabini

Diego Salvador

Paola Musumeci

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©2022 - Fag - Design by Monica Bisin

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About 

“Mi chiamo Riccardo Zappelli e sono nato a Camerino nell’ormai lontano 1956. Sono un medico Oftalmologo e quindi ho la consapevolezza che Visione è fisiologicamente a Colori. Ho iniziato a “fotografare” seriamente da 6 anni. Le prime “prove” si sono rivolte alla vena più “naturalistiche” (quindi paesaggistiche) seguendo workshop dedicati. Poi il passaggio successivo esce dalle prove, cerca di fermare/fuggire il sentimento di questo reale con una visione quasi espressionistica. Un’evoluzione che cattura ma anche fugge il momento della luce giusta, dell’occhio che coglie uno squarcio nel reale. Reputo la “macchina fotografica” alla stregua di un pennello con cui “dipingere” la Luce, il Colore e le Forme dando alla fotografia una veste più pittorica che esca da schemi prefissati compositivi. Dietro ogni “scatto” c’è una storia, un riferimento pittorico; le mie sono “impressioni” che filtrano il reale cercandone l’essenza e/o ciò che nasconde quando lo fisso sul sensore. Mi aiuta in ciò la scelta della tecnica del mosso volontario che mi permette di pennellare già in partenza l’idea che ho di quell’immagine e che viene ulteriormente rinforzata nella moderna “camera oscura” che è la post produzione.”

Riccardo Zappelli

IG: @zappellir 

Venezia

Venezia

 

Venezia, nei muri scrostati, salmastri;
nelle piccole calli di silenzio e campielli lontani dalla folla
dove solo alcuni resistono all’assalto della Serenissima.
Venezia Carnevale di finzione, di svendita,
di una Storia che non è più ma resiste nella sua decadenza infinita.
Torre di babele rovesciata, quasi un inferno botticelliano
dove anime perse si accalcano, contorcono nei budelli stretti
alla ricerca di un selfie, di una finzione .
“Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare
La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia, la vende ai turisti…..
Venezia è un albergo, San Marco è senz’ altro anche il nome di una pizzeria
La gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra….
Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare……
Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità
Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega…..”
(Da: Venezia di Francesco Guccini ballata che lascia un groppo alla gola)
E questa è “la mia Venezia” come la sento e la vedo:
una struggente sensazione di melanconia,
di intimità rubata,
di tenacia in chi non vuole affondare… con Lei.

 

-Guccini

clicca sull'immagine per vederla intera 

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Nota a margine

Monica Bisin

Nel lavoro di Riccardo Venezia appare innanzitutto attraverso la sua storia più recente: una città consumata dal turismo, trasformata in spettacolo, in merce, in immagine da vendere. È la Venezia della canzone di Guccini, quella che perde lentamente la propria identità sotto l’assalto dei visitatori e di una rappresentazione ormai diventata quasi più importante della città stessa. Ma nelle fotografie di Riccardo emerge qualcosa di diverso. Dietro quella Venezia che denuncia c’è una Venezia che ama, e che sceglie di guardare ancora con meraviglia. I muri, le calli, l’acqua, le architetture e le presenze umane non vengono restituiti come una cronaca della città, ma attraverso un linguaggio vicino alla pittura: l’esposizione multipla, la luce e il colore trasformano ciò che è reale in qualcosa di più vicino a un’impressione.

È proprio questo linguaggio a permettere a Riccardo di restituire la Venezia che conosciamo attraverso uno sguardo diverso, trasformando il luogo in un’immagine personale nella quale riconoscere non solo Venezia, ma anche la sensazione e l’emozione che quella città suscita in chi la ama. Ed è forse proprio nello sguardo personale con cui Riccardo attraversa la città che il viaggio trova una sua dimensione più intima: non soltanto raggiungere un luogo, ma incontrarlo oltre l’immagine che già possediamo di esso. Una Venezia da attraversare ancora, per poterla guardare con occhi nuovi.

NB.

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